Dott. Antonio Ferrante

Studio di Terapia Miofunzionale e Posturologia

Apnee notturne

Le Apnee notturne sono un fenomeno a volte drammatico. Si tratta di una sensazione di mancanza di aria, di senso di soffocamento, che costringe il soggetto a risvegliarsi cercando aria, sudato, spesso terrorizzato.

Come in molti altri campi, anche in questo si sono e si dicono ancora oggi cose sbagliate, senza alcun riscontro scientifico. Si è sempre affermato che le Apnee sono dovute ad un ipotono della muscolatura del velo pendulo che porterebbe lo stesso ad ostruire le vie aeree. Si tratta invece di un Ipertono dei muscoli costrittori del faringe e del muscolo Io-glosso. Questo muscolo ha come unica azione tirare la base linguale indietro e in basso verso lo Joide. Quindi le Apnee sono una conseguenza di una alterazione della funzione deglutitoria e della postura linguale. Invece si sente dire che sono dovute alla ristrettezza del palato e all'arretramento mandibolare. Per la verità una posizione retrusa della mandibola partecipa sempre, ma è una conseguenza soprattutto dell'ipertono dei muscoli temporali ed è favorita dal palato stretto quando non si crei un morso crociato. Ma è il paziente disfunzioale a vivere a denti stretti e quindi a costringere la mandibola in retrusione; il soggetto sano non ha contatti dentari se non per una frazione di secondo durante l'atto deglutitorio.

Le nostre affermazioni sono avvalorate attraverso la misurazione dello spazio faringeo quando la lingua è in postura bassa e quando nello stesso soggetto si posiziona sui recettori dello spot. E' confermata da studi elettromiografici che dimostrano che quando la lingua è disfunzionale vi è un ipertono di tutti i muscoli del corpo e non un rilassamento. E' confermata ancora dalla clinica. Ridando un posizione corretta alla lingua le apnee tendono a scomparire già dopo uno o due mesi di rieducazione della funzione, senza aver operato interventi di espansione del palato.

La nostra fortuna è che le Apnee si riscontrano quasi esclusivamente durante le prime fasi del sonno (anche questo conferma che non si tratti di rilassamento che avviene nel sonno REM). Il soggetto ha quindi modo di svegliarsi o di cambiare posizione per cui riprende a respirare. Ben più grave è il problema nel neonato. In questo caso il sonno REM, che nel soggetto più grande costituisce il 15% del sonno, arriva ad oltre il 60% del sonno totale - il neonato ha tutto da memorizzare, non avendo esperienze precedenti. In questo caso il piccolo rischia di non poter reagire alla ostruzione respiratoria ( nel sonno REM tutto il corpo è inerte, sono attivi solo i muscoli stomatognatici) e di non risvegliarsi più. E' la "morte in culla", studiata per trenta anni dal prof. C. Guillemineault alla Stanford University. Sono soggetti enormemente più degli altri al rischio della apnea ed eventualmente della morte soggetti con frenulo estremamente corto o con incapacità motorie importanti della lingua.

Ne deriva che è estremamente importante fare eliminare tutte le costrizioni della mobilità linguale già alla nascita.